Khasiapara, in mezzo a una foresta nello stato indiano al confine tra Assam e Meghalayaè il villaggio è meglio conosciuto come Dainigaon (villaggio delle streghe) Qui trovano rifugio le donne minacciate e cacciate dai loro paesi con l’accusa di praticare la stregoneria. Chiedi a chiunque dove si trovi Khasiapara e scuoteranno la testa. Ma se dici Dainigaon, tutte le dita indicheranno questo villaggio appartato, che ora ospita circa 12 famiglie, tutte in fuga da casa. Fino agli anni ’50, Khasiapara era una giungla sul fiume Ajagar. Con il tempo, quando più persone hanno iniziato ad arrivare, è diventato un rifugio e poi un villaggio a tutti gli effetti, adesso ospita 75 persone e 20 delle quali sono state accusate di stregoneria.

Purtroppo nei paese rurali dell’Assam ancora oggi si pratica la Caccia alle Streghe. La “strega” viene cacciata fuori dal villaggio, ma nella maggior parte dei casi vengono violentate o uccise di fronte agli abitanti del villaggio. Vittime come Kamani Rabha, 62 anni, vivono nel villaggio.

In una notte invernale, fu gettata fuori da casa sua. Attraversò il fiume e trovò rifugio in una giungla. Era stata punita perché aveva protestato contro l’abuso sessuale ai danni di una ragazza allora minore nel villaggio. Aveva 22 anni quando fu cacciata. “A volte guardo indietro e mi chiedo come sono sopravvissuta tra gatti selvatici, elefanti e leopardi. Ho mangiato frutta, erba e acqua. Dopo nove giorni, mia sorella Anupa Rabha ha iniziato a cercarmi. Era stata anche lei buttata fuori dal villaggio e la nostra casa era stata rilevata. Abbiamo costruito una piccola capanna e abbiamo iniziato a stare insieme qui ”, ha detto Kamani, che appartiene alla comunità tribale di Rabha, concentrata principalmente lungo il confine tra Assam e Meghalaya.

Kamani afferma che la terza donna che si unì a loro nella giungla proveniva dalla zona di Lakhipara nel distretto di Goalpara. “Si chiamava Sibani Rabha.
Per quanto ricordo, è stata bollata come una strega e scacciata per la morte di suo marito, che in verità morì di qualche malattia, ma gli fu più facile attribuire la colpa a lei “, ha detto. Sibani morì nel 1990 all’età di 75 anni.

Jitai Rabha, 45 anni, è un’altra “strega” residente a Dainigaon. Tutta la sua famiglia è stata cacciata dagli abitanti del villaggio con il sospetto di praticare la stregoneria nel 1995. Ora Jitai vive nel villaggio con suo marito, due figlie e nipoti.

“Prima mia madre Zabra Rabha fu cacciata dal villaggio di Dogordaha dopo che due persone nel mio quartiere si ammalarono di tifo. Dissero di aver visto mia madre lanciare qualcosa nel loro cortile e dopo si ammalarono. Dopo la morte di uno dei malati, i membri della famiglia e gli altri abitanti del villaggio hanno convocato una riunione del panchayat ed è stato deciso che mia madre avrebbe lasciato il villaggio quella notte. Dopo questo, mio ​​fratello, mia sorella e io abbiamo lasciato il villaggio con mia madre “, ha detto Jitai.

«Nei nostri villaggi – raccontano – ogni volta che qualcosa va male, un raccolto insufficiente, una malattia, un incidente, la colpa viene addossata a una malcapitata additata come strega. E la vita diventa impossibile». Le prime «streghe» arrivarono a Dainigaon una ventina di anni fa: «Non ci interroghiamo su come sia oggi la vita nei luoghi che abbiamo lasciato, ci accontentiamo di vivere qui indisturbate», dicono. L’Assam è uno degli Stati indiani in cui la credenza nella stregoneria è ancora molto viva, e dove si registra il più alto numero di casi di caccia alle streghe, con atti violenti che finiscono spesso con la morte della vittima: dal 2011 a oggi, 107 donne sono state uccise per il sospetto di esercitare pratiche di stregoneria. L’assemblea legislativa regionale ha approvato nel 2015 un decreto che istituisce pene severe per i colpevoli di caccia alla strega: un reato che non prevede la libertà su cauzione o attenuanti. «Ma molti poliziotti ne ignorano l’esistenza», denuncia Dibyaiyoti Saikia, un attivista in prima linea nella battaglia contro la caccia alle streghe.

Dibyajyoti Saikia, un attivista, che ha recentemente visitato Khasiapara, ha dichiarato: “Si sono scollegati dal mondo esterno. A loro non piace che le persone li visitino. Vivono in pace nella loro solitudine”

La percentuale di donne in questo villaggio è più alta di quella degli uomini: 60% donne e 40% uomini. La legge Assam Witch Hunting (Prohibition, Prevention and Protection), del 2015, rende la caccia alle streghe proibita e punibile per legge. Questo però non è stato sufficiente ad eliminare il problema degli omicidi ai danni di queste vittime.

Secondo la polizia ogni anno in India più di 150 donne muoiono perché sospettate di stregoneria da parenti o conoscenti.

Donne bruciate, torturate, accoltellate e sepolte vive, accusate di aver fatto il malocchio, di aver inquinato i pozzi e fatto ammalare qualcuno. Dietro a tutto questo si nascondono vendette, gelosie, beghe per terreni. Nello Stato dell’Assam le mogli devono chiedere ancora il permesso ai mariti per poter parlare e vengono ripudiate con estrema facilità. In alcuni casi le donne vengono obbligate a confessare reati mai commessi e costrette a mangiare escrementi. C’è un caso particolare in cui tre assassini hanno buttato due donne in un pozzo pieno di insetti con l’accusa di averli portati con un sortilegio, dopodiché le sono state interrate vive.

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