Dato che veniva utilizzata dagli sciamani (stregoni guaritori) l’Hamamelis veniva considerata una pianta magica, e forse per questo i primi coloni americani la battezzarono volgarmente Witch Hazel, nocciolo delle streghe, 

Witch hazel, nocciolo delle streghe, così americani e inglesi chiamano l’Hamamelis. Ma con la nostra avellana prediletta dagli scoiattoli non ha alcuna parentela botanica: questa appartiene alla famiglia delle Corylaceae, quella alla famiglia delle Hamamelidaceae, che ricomprende altre due interessanti essenze ornamentali: la Liquidambar e la Corylopis

In Nord America era nota da tempo ai Pellerossa per via delle sue proprietà medicinali, astringenti e vasocostrittrici. Il liquido ottenuto dalla bollitura dei rametti veniva infatti applicato sulle ferite sanguinanti per fermare l’emorragia e aiutare la cicatrizzazione.

Quanto alle streghe, ecco la storia così come la racconta un’estimatrice di razza di questo «tesoro stranamente trascurato», Vita Sackville-West. I primi coloni che raggiunsero la Virginia notarono questo arbusto del sottobosco (Hamamelis Virginiana) somigliante al loro nocciolo; come erano soliti fare in patria, ne usarono i rami come strumento rabdomantico e, «poiché ogni ramo che si muove nelle mani deve necessariamente avere a che fare con streghe e stregoni», lo battezzarono in tal modo. 

La grazia dei fiori del freddo è resa più astratta e contemplativa dalla penuria invernale, e l’Hamamelis rientra fra le rare piante che fioriscono sfidando i rigori del clima. Come il Calicanto, apre le sue eccentriche corolle prima dell’emissione delle foglie, tra gennaio e febbraio, e con quello rivaleggia anche in fragranza, specie se la nostra scelta promuove una Mollis (cinese) o una Japonica. In giardino dà il meglio in macchia, ma sul balcone di casa si accontenta anche di un vaso capiente. Va poi considerato l’ulteriore valore decorativo dato dallo sfoggio autunnale di livree dai colori intensi. 

Dopo questa fredda e un po’ pedante descrizione botanica sarà di conforto questa immagine di Vita Sackville-West: «nelle mattine d’inverno si possono ammirare i riccioli d’oro attraverso la brina, che li rende simili a frutta ricoperta da cristalli di zucchero».

Anche da noi il nocciolo ha avuto una sua storia molto importante…

Il Nocciolo

Si pensa che la nocciola abbia nutrito l’uomo sin dall’era glaciale. I primi segni di consumo della nocciola sono stati ritrovati nell’isola di Colonsay, in Scozia. Oltre all’utilità del frutto, il nocciolo era prezioso anche per ricavare legno per il fuoco o per costruire ripari con fango ai nostri primi antenati. Altri reperti archeologici di almeno 5000 anni fa, nel periodo preistorico, sono stati trovati in Cina.

Altre testimonianze sull’uso di questa pianta provengono dai romani. Infatti, proprio i romani identificarono per primi questa pianta come Avellana, nome derivante dalla città di Avello (in provincia di Avellino), a causa della sua grande diffusione nella città.
Plinio suppose che la sua origine provenisse da Damasco, in Siria, dove crescevano spontaneamente nei boschi.
Il nocciolo, già molto apprezzato dai greci, era famoso tra i romani per le proprietà del suo frutto. Per questo motivo, Catone ne consigliava la sua coltivazione negli orti cittadini di Roma.

Plinio il Vecchio scrisse anche che la nocciola poteva provocare emicranie e flatulenze se consumata a crudo, ma se veniva tostata o bevuta nell’idromele era un ottimo toccasana per il mal di gola e catarro.
I romani portarono questa specie anche in Inghilterra e, dopo la scoperta dell’America, gli inglesi diffusero il nocciolo nel nuovo continente. È curioso come il nome americano di questa pianta, chiamata Filbert, derivi dal giorno di inizio della raccolta delle nocciole, il 22 Agosto, ovvero San Filiberto.

Nel Medioevo, purtroppo, la fama di pianta della saggezza e fertilità del nocciolo cadde quasi completamente a causa di alcune importanti autorità cristiane e venne associata come pianta per fare patti col diavolo o evocare morti.
Dal Medioevo in poi non ci sono altre testimonianze storiche di rilievo sul nocciolo fino ai nostri giorni.

Crediti: https://www.doppiozero.com/http://pollicirosadirarepiante.blogspot.com/
Autori: Angela Borghesi

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