Il castagno dei cento cavalli è considerato l’albero più antico d’Europa. Una leggenda narra che esso servì da rifugio persino alla regina Giovanna I d’Angiò.

Alle pendici dell’Etna, all’interno del comune di Sant’Alfio, si trova un albero molto particolare, noto in tutto il mondo e fonte d’ispirazione per molte leggende. Si tratta di un castagno, un tipo di pianta in realtà estremamente comune in Sicilia e, ancora di più, ai piedi del Vulcano. La particolarità di questo castagno, tuttavia, è quella di essere uno dei più grandi e più antichi del mondo. Stiamo parlando del castagno dei cento cavalli, il cui tronco cavo è meta di moltissimi visitatori. Intorno a questo luogo nei secoli gli abitanti del luogo hanno cominciato a spargere voci e dicerie, diventate delle vere e proprie leggende.

Il castagno dei cento cavalli: storia e caratteristiche

Il castagno dei cento cavalli si trova nel Bosco di Carpineto, sul versante est dell’Etna, all’interno di un’area tutelata dall’ente Parco dell’Etna. Tra gli alberi più celebri in Sicilia, è stato addirittura inserito nella lista del Guinness World Record in qualità di più grande al mondo. Misura, infatti, circa 22 metri in altezza, mentre il suo tronco cavo vanterebbe ben 22 metri di circonferenza.

Molti studiosi di botanica hanno nel corso degli anni cercato di stabilire una datazione precisa del castagno e, sebbene non si sia certi dei suoi anni, si può comunque affermare che esso sia il più antico d’Europa. Si ritiene, comunque, che esso abbia tra i duemila e i quattromila anni.

I primi riferimenti storici a questo particolare fusto si hanno nel XVI secolo, mentre nel 1630 il castagno dei cento cavalli e tutti i terreni circostanti divennero proprietà dell’illustre famiglia dei Caltabiano. Insigniti del titolo di “Cavalieri della Reale Corona d’Italia”, ricevettero l’area in concessione dai Visconti di Catania, fino a che la zona non passò definitivamente nelle mani del demanio. Durante il ‘700 i nobili e gli intellettuali di tutta Europa ne fecero una delle mete preferite del loro Grand Tour, tra questi anche un noto architetto e pittore francese, Jean Hoël, che lo ritrasse e descrisse nella sua opera “Viaggio in Sicilia e Malta”.

Il castagno dei cento cavalli: il nome dell’albero deriva da una leggenda

Oltre a essere singolare e unico per la sua natura, grandezza e vetustà, il castagno dei cento cavalli possiede anche un nome di certo particolare e stravagante. Quest’appellativo avrebbe origine da un’insolita leggenda, nutrita e coltivata dagli abitanti del luogo. La leggenda narra di una notte “avventurosa” della regina Giovanna I d’Angiò e dei suoi cavalieri.

Si racconta, infatti, che la regina napoletana, in visita in Sicilia, si trovasse nei boschi dell’Etna insieme al suo entourage e con la sua scorta di cavalieri al seguito per una battuta di caccia. Si ritiene che quel luogo fosse al tempo ricco di cinghiali, cervi e daini che popolavano la zona.

Sorpresi da un violento temporale, però, non poterono che trovare tutti rifugio all’interno del tronco cavo del castagno, il quale fu in grado di proteggerli fino a che quella violenta pioggia non fu finita.

Fu provato, tuttavia, che Giovanna I d’Angiò non fu mai in Sicilia, così le dicerie popolari dovettero trovare un’alternativa alla loro storia. La regina napoletana fu, quindi, sostituita con la sovrana Giovanna d’Aragona o, in altre versioni, con la terza consorte di Federico II di Svevia, Isabella d’Inghilterra. La leggenda fu anche arricchita di elementi piccati. Alcune versioni, infatti, raccontano che la bella regina non soltanto trovò riparo all’interno dell’albero, ma vi trascorse anche una notte d’intensa passione con molti dei suoi cavalieri.

I fantomatici cavalieri, che trovarono rifugio nell’albero, diedero quindi al castagno il suo appellativo. Ancora oggi questo luogo attrae visitatori da tutto il mondo. Oltre a costituire una meraviglia della natura, è meta per le famiglie ma anche per gli amanti delle escursioni. Nel 2008, infine, il castagno dei cento cavalli è stato dichiarato dall’Unesco “Monumento messaggero di pace”.

Crediti: https://catania.liveuniversity.it
Autore: Debora Guglielmino

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