Ogni anno, a luglio, a Tahiti si tiene l’Heiva Nui (ovvero festa grande): dai cinque arcipelaghi della Polinesia Francese si radunano sull’isola cantanti, ballerini, atleti e spettatori, per dare vita ad una grande celebrazione della cultura e della natura del paese

La natura e il divino si esprimono nel canto. Nessun principio è più importante nei canti tradizionali polinesiani, dove le voci armoniche ma potenti delle donne si mischiano al canto guerriero dei tatuatissimi giovani haitiani. Sono canti logogenici, ovvero rituali, che hanno il potere di definire la realtà, raccontandone la storia e le origini. Sul palco appare una solista, ricoperta di fiori di ibisco. Intona, abbacinata dalle luci dei riflettori, una melodia struggente, il cui testo racconta la genealogia della comunità, cantando le gesta dei propri antenati. Altri canti ripercorrono la genesi delle isole polinesiane sottolineando la fragilità della natura.

Le più amate sono le storie di Ta’aroa, il dio creatore, di Pele la dea del fuoco o di Maui, l’imbroglione, personaggio reso famoso dal film Disney Oceana. Ogni costume, ogni parola, ogni movenza è dedicata ad una storia precisa. Ogni scenografia o vestito è realizzato con i materiali iconici dell’arcipelago: foglie di palma, giunchi, fiori, talmente belli che ogni hanno vengono esposti di nuovi nei musei di antropologia di tutto il mondo. Altro che economia circolare! I balli sono ipnotici. Nugoli di vahine (ballerine) e uomini sfilano seguendo complesse geometrie coreografiche che si trasformano in una danza perfetta, potente, sincronica per esplodere in un secondo in un canto tonante, sottolineato da movenze virili (che ricordano la haka maori). Non è difficile cogliere la bellezza luminosa degli artisti, per cui anche un quadro di Gauguin sembra riduttivo.

Groupe de danseuses “Heikura Nui” à la place Vaiete à l’occasion des fêtes du Heiva

Come ogni anno, a luglio, a Tahiti si tiene l’Heiva Nui (Heiva in Tahitiano vuol dire festa e Nui vuol dire grande): dai cinque arcipelaghi della Polinesia Francese si radunano sull’isola cantanti, ballerini, atleti e spettatori, per dare vita ad una grande celebrazione della cultura e della natura polinesiana. In questo mese di festività si praticano anche sport come la regata Va’a Taie con le canoe, il lancio del giavellotto, la corsa con i caschi di banane, e il wrestling polinesiano, che si possono apprezzare visitando il Museé Tahiti.

L’Heiva non è un festival qualsiasi. «Questo è il simbolo dell’identità polinesiana e della loro cultura, nato per proteggere le nostre tradizioni», spiega Miriama Bono, direttrice del Museé Tahiti, da pochi mesi rinnovato. La Polinesia rimane territorio francese, quindi parte dell’Unione Europea. In pochi sognano l’indipendenza. Sarebbe troppo difficile essere soli.

Ma sull’identità c’è una nuova riscoperta una nuova ricerca».Per secoli l’Heiva è stata proibita dai missionari francesi, in particolare le danze, considerate dai preti peccaminose. Il monarca tahitiano Pomare nel 1819, dopo essersi convertito alla religione cattolica, proibì qualsiasi celebrazione. Solo nel 1895 le danze cominciarono a riapparire in qualche cerimonia minore, associata alla festa nazionale francese del 14 luglio. Ma anche in questo caso uomini e donne erano vestiti fino alle caviglie per non irritare la “sensibilità” dei missionari. Nel 1956 i danzatori tornano allo scoperto, grazie ad una direttrice di scuola, Madeleine Moua, che crea un gruppo di danza denominato appunto Heiva, che si adopera per ricostruire la tradizione. Nel 1984 la Polinesia ottiene lo statuto di autonomia interna e per commemorare questo giorno, il 29 Giugno, riappare la festa dell’Heiva con i connotati odierni.

«Oggi sta diventando un momento che unisce la comunità», aggiunge Bono. «Ci sono numerose scuole che insegnano la lingua, i canti, le usanze polinesiane. C’è una riscoperta profonda delle origini. Che ci distanzia del mondo globalizzato». Anche solo per la durata di una danza.

Crediti: https://www.lastampa.it
Autore: EMANUELE BOMPAN

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