Se i raduni delle Janare si chiamavano Sabba nel beneventano, essi prendevano il nome di striozzo o strigozzo nel veneziano; tregenda nella tradizione nordica; gioco o gioco di Diana un po’ dappertutto e così via. Questi riti si tenevano preferibilmente il giovedì, oppure in corrispondenza di alcune date tradizionali.Le Quattro Tempora, per esempio, ovvero: fra la terza e la quarta domenica di Avvento; fra la prima e la seconda domenica di Quaresima; fra la Pentecoste e la solennità della Santissima Trinità; fra la terza e la quarta domenica di settembre, cioè dopo l’Esaltazione della Santa Croce del 14 settembre.

Strettamente collegata alle streghe italiche è la notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, la più breve dell’anno e quella in cui è ambientata, per intenderci, l’opera Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. È durante la suddetta notte che le donne desiderose di restare incinte potevano realizzare il proprio sogno: era necessario recarsi al famoso noce e ivi bagnarsi le parti intime con della rugiada. È durante quella notte che si raccoglievano le noci per preparare il nocino perfetto. Ed è con le erbe di San Giovanni che un ignaro testimone poteva curare il malocchio procurato da quegli stessi riti in cui si era sbadatamente imbattuto.

La Notte delle Streghe si rinnova ogni anno a San Giovanni in Marignano.

The Feast of Saint John, di Jules Breton. In molti paesi del mondo (incluso il nostro) è usanza accendere i cosiddetti fuochi di San Giovanni per festeggiare la notte del 24 giugno.

A pochi chilometri da Rimini, in direzione Cattolica – Morciano di Romagna si trova il piccolo centro rurale di San Giovanni in Marignano. Dalle origini medievali, il paese era considerato il “granaio dei Malatesta” per le sue fertili colline. In questo piccolo centro si mantiene e si rinnova ogni anno una antica tradizione: la notte delle streghe. Forse perché in questo paese visse Artemisia. Conosciuta come la strega buona della Valconca, prende il suo nome dalla nota pianta color rosso sangue.

Da alcune testimonianze sembra che la strega sia vissuta intorno all’800, quando divenne famosa per il Rito dell’Olio contro il malocchio e per l’esercizio della magia buona in contrapposizione alla vicina nemica, la Strega del Foglia che, in cambio dei benefici, richiedeva il sacrificio di bambini. Leggenda vuole che Artemisia fosse anche un’esperta interprete dei tarocchi e, nelle notti d’estate, molti ricorrevano ai suoi poteri per propiziarsi l’amore, la salute ed il benessere.

I proverbi popolari raccontano che nella Notte di San Giovanni “tutto può accadere e a tutto si può rimediare”: infatti il folclore associa a questo periodo dell’anno riti e superstizioni per propiziare la salute, il benessere, i fidanzamenti … ma anche il malocchio!
A questo periodo dell’anno sono dunque associate tante superstizioni e la notte di San Giovanni è anche tradizionalmente conosciuta come la Notte delle Streghe.

La tradizione vuole infatti che, in questo particolare momento astrale, le streghe si radunassero nei crocicchi della strade per espletare i loro sortilegi, dal momento che a loro volta erano favorite dalle speciali potenzialità dell’acqua di San Giovanni.
Leggenda vuole inoltre che Artemisia, la strega buona della Valconca, abitasse a San Giovanni in Marignano, luogo di streghe, inganni e superstizioni fin dal Medioevo.
Queste tradizioni, il folclore, la superstizione popolare e l’ingegno di alcuni marignanesi, hanno dato vita nel 1988 a “La Notte delle Streghe”, manifestazione che è ormai una delle più longeve ed amate della Romagna.

L’antico rito dell’olio

Il rito prediletto dalla strega Artemisia era appunto il rito dell’olio, da praticarsi nelle sole notti di luna piena per scoprire se la persona interessata avesse o meno subìto il malocchio.

Il rito è caratterizzato simbolicamente dal numero sette. Posta una scodella o un piatto da cucina con dell’acqua sulla testa del richiedente, si versano sette gocce d’olio e, a seconda della conformazione che assumono, permettono di dedurre se la persona abbia o meno subito il malocchio. Per allontanare il malocchio, una volta gettata via l’acqua si eseguono sulla testa sette croci con un ramoscello d’ulivo benedetto, ripetendo la formula ed il rito fino a che le gocce non restano intatte al contatto con l’acqua.

La manifestazione affonda le sue radici nella più antica ritualità legata agli astri e al ciclo agrario. Nel corso della storia alla festa pagana del solstizio d’estate, via via condita in Romagna di superstizioni e ritualità popolari, si legò la celebrazione religiosa di San Giovanni, il santo patrono da cui il paese prende il nome. Alla festa si associano tante superstizioni, al punto che la notte di San Giovanni è tradizionalmente conosciuta come la Notte delle Streghe, all’insegna del folclore e della superstizione. La tradizione vuole infatti che in questo particolare momento astrale le streghe si radunassero nei crocicchi delle strade per espletare i loro sortilegi, dal momento che a loro volta erano favorite dalle speciali potenzialità dell’acqua di San Giovanni.

La notte di San Giovanni a San Giovanni in Marignano è una notte speciale: le streghe, immagini e persone in costume, si avvicendano per tutta la sera nelle vie del borgo, bancarelle, spettacoli di artisti di strada, una folla di persone per una magica notte di inizio estate.

Ogni anno si rinnova questo appuntamento di forte richiamo. La festa che si tiene da una ventina d’anni, in realtà affonda le sue radici nella ritualità pagana dei riti propiziatori nel solstizio d’estate, poi accorpatasi ai festeggiamenti cristiani di San Giovanni, assumendo nella tradizione la comune diceria che la Notte di San Giovanni è una notte in cui “tutto può accadere e a tutto si può rimediare”, periodo propizio per la salute, gli amori, il benessere, il solstizio d’estate diventa il pentolone in cui superstizioni e rituali stregoneschi trovano facile terreno e spazio.

Roghi delle streghe, alchimie, profezie e astrologie, ma anche esibizione di gruppi storici, artisti di strada, acrobati e mangiafuoco, giullari e falconieri invadono le vie del bel borgo romagnolo. Spettacoli teatrali, musicanti ed esibizioni artistiche, mercatini magici, leccornie da degustare, mostre tematiche, percorsi sull’inconscio, atmosfere stregate coinvolgeranno gli ospiti dalle ore 21 a notte inoltrata.

La notte delle Streghe in altre parti d’Italia.

E domani è Santo Giovanni,
fratel caro: è San Giovanni
Su la Plaia me ne vo’ gire
per vedere il capo mozzo
dentro il Sole all’apparire,
per vedere nel piatto d’oro
tutto il sangue ribollire.

(da La figlia di Iorio di Gabriele D’Annunzio)

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Il passo sopramenzionato si riferisce a un’antica tradizione abruzzese: le giovani si svegliavano alle prime ore dell’alba e la ragazza che avesse visto nel disco vermiglio il volto di San Giovanni si sarebbe sposata entro l’anno.
Durante questa notte veniva prodotta anche l’acqua di San Giovanni, o rugiada degli Dei. Si lasciavano macerare erbe e fiori sull’uscio di casa, fino al mattino seguente, in modo che la rugiada magica vi si potesse depositare sopra.

Chi nasci la note di San Zuene
no vedi strighe e no sogna fantasme .

(Proverbio veneto).

In Molise, le ragazze in età da matromonio sceglievano due cardi e, dopo una serie di riti, li ponevano sul davanzale della finestra. Il giorno successivo alla magica notte, la posizione del cardo rendeva possibile prevedere la data delle nozze.

La Notte delle Streghe – Castel del monte d’Abruzzo.

La notte di San Giovanni in Sardegna.

Nel mesi de lampadas in Sardegna tra il 21 e il 24 giugno si accendono is làmpadas, le luci, i fuochi per celebrare il rito per eccellenza che affonda le radici nella ritualità pagana mai spenta del tutto.

Come per numerosissime tradizioni pagane anche questa festività subì i tentavi di un’opera di cristianizzazione che fece dimenticare i significati simbolici originari.

E così la festa di Làmpadas venne dedicata a santu Juvanne (San Giovanni), per poi trasformarsi ad oggi nella notte di san Giovanni, una notte propizia e profetica che non smette di affascinare.

Tuttavia per capirne pienamente il significato è necessario fare un piccola premessa ed analizzare il parallelismo innegabile tra il calendario sardo e le tradizioni del calendario celtico.

Una delle ragioni è proprio la natura agricola di questo calendario e di un popolo che era dedito alla terra con grande sacralità.

In Sardegna ancora sopravvive in questa notte l’uso delle erbe a scopo onirico profetico e la credenza delle ragazze nubili che se avessero chiesto il nome all’uomo che fosse passato davanti alla loro casa avrebbero consciuto di conseguenza quello del loro futuro sposo.

Il Su Fogarone della Notte delle Streghe.

E certamente non può mancare la più importante di tutte le tradizione rimaste: l’accensione di Su fogarone.

Su fogarone è il grande falò di San Giovanni che la gente è pronta a saltare mentre arde alto facendo diventare commari e compari mentre brucia.

Su fogarone chiamato anche la fogarina, dove i futuri compari e commari tenendo i due lembi della corda tagliano il fuoco per unire le strade delle loro vite in questa notte di magia e suggestione.

Da “Agenda storica di Rimini 1998 di Simona Ceccarelli e Mara Valentini, Pietroneno Capitani Editore”, ho tratto questo ricordo storico che alla lettera vi ripropongo.

Tempo magico e soglia di passaggio, la notte del 24 giugno è collocata fuori dal tempo: una notte di magia dove gli spiriti e le streghe dominano e si manifestano in un girotondo di anime e di vapori. Ai mortali vengono aperte le porte dell’aldilà a loro solitamente interdette e i morti ne varcano la soglia.

In diverse località della Romagna così come in altre parti d’Italia, la sera della vigilia si confezionavano pani con forma particolari da lasciare sulle finestre per sfamare le anime dei morti che vagavano nella notte e quello stesso pane veniva conservato appeso in cucina per difendersi dalle streghe e dai loro malefici.

Proprio quest’ultime erano le più temute dai contadini romagnoli tanto che Placucci riporta come “in varie città è proibito sortire di casa nella notte di S. Giovanni Battista, e molto meno passare sui quadrivj: poiché disturbandosi il consiglio delle streghe si corre il pericolo di essere tocchi con l’uva, ch’esse hanno raccolta nei boschi a far malìe.”

Così l’uva, come altri frutti e erbe subiva l’influenza della notte magica acquistando poteri malefici ma anche vivificatori e purificatori. La rugiada di quella notte aveva il potere di conferire alle erbe e alle piante particolari virtù: l’aglio diventava terapeutico capace di guarire da tutte le doglie; il garofano ammaliatore, lo spigo profumato…(omissis…)

Uova e foglie di fico venivano interrogate per i loro poteri premonitori; le pagnotte, confezionate in particolari forme, erano esposte alla rugiada; la stessa acqua si arricchiva di proprietà magiche e purificatrici per la persona, le bestie e la terra. La soglia di casa veniva benedetta attraverso l’aspersione di acqua santa raccolta in sette diverse chiese, acqua nella quale venivano immersi, come ci ricorda De Nardis “tre granelle di frumento, tre foglioline d’olivo e tre cristallini di sale”.

La notte di San Giovanni rappresenta una notte di passaggio e di cambiamento anche per l’agricoltura. Dopo il solstizio d’estate si dava il via ai più importanti raccolti; ognuno di essi con l’influenza sulla vita e la sussistenza della comunità.

Crediti siti:
https://www.seidiriminise.it/
https://immersivita.it
http://www.lanottedellestreghe.net/
https://www.feminasblog.com/

Crediti autori:
Guido Pasini
Giuseppe Chiodi (Il Palombaro)

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